RODRIGO ALLA RISCOSSA

RODRIGO ALLA RISCOSSA
L’artista venezuelano conquista la Miami River Art Fair

Abbiamo già avuto modo di conoscere il talento artistico di Rodrigo Figueredo, grazie al suo contributo durante la serata dedicata agli artisti paternesi “L’arte in mostra”.

Album ARTE IN MOSTRA

Articolo ARTE IN MOSTRA

Dopo un’estate ricca di avvenimenti, passata in giro per l’Europa, adesso il nostro Hombre Radikal è impegnato oltreoceano, con la prima esposizione delle sue opere alla Miami River Art Fair, prestigioso evento che si terrà a partire dal prossimo 3 dicembre proprio a Miami, città che era già entrata in contatto la pungente ed a tratti irriverente attività di Rodrigo.
Ma adesso, l’artista è fiero, in un’occasione di simile rilievo, di rappresentare, non solo il Venezuela, suo paese natìo; ma anche la Basilicata, terra d’origine dei suoi nonni materni.
E noi siamo più che felici di essere rappresentati dal suo indiscusso talento, mentre a lui sono arrivate anche sincere congratulazioni del presidente del consiglio regionale, Piero Lacorazza.

Non possiamo far altro -rivendicando con una punta d’orgoglio le sue origini Lucane- che augurargli ancora una volta il meglio e tutto il successo che merita!

P.S.: Purtroppo io, noi, gli possiamo stare vicini solo con il cuore, ma speriamo che se qualcuno si troverà da quelle parti in quei giorni, abbia piacere a fare una visita di persona all’esposizione.

Offriamo di seguito una modesta traduzione di un’accattivante intervista propostagli dal giornalista venezuelano Joaquin Ortega, per il periodico online Newsweek:

( INTERVISTA ORIGINALE )

L’artista di Anonymous che fonde arte e politica

Rodrigo Figueredo, talentuoso artista venezuelano, ma anche musicista, politologo, e attivista sui social, presenterà il meglio della sua arte alla prestigiosa Miami River Art Fair, a Miami, e ne approfittiamo per parlare della grande trepidazione della sua creatività e di come a volte la vita si possa riassumere sull’infinito orizzonte di una piccola tela.

         Di Joaquín Ortega
Anche se al momento si trova a Miami, sembra non volersi perdere nulla degli avvenimenti quotidiani della nazione. Rodrigo Figueredo, è un venezuelano cosmopolita. Qualcuno passato dal prendersi un diploma internazionale, a laurearsi poi in Svizzera. Una volta uscito dall’Università, ha intrapreso la strada del successo attraverso la composizione e produzione musicale. Di qua, ha smosso, senza minor successo, il territorio delle arti plastiche… con la stessa disinvoltura ha esercitato i suoi diritti cittadini, a partire dall’attivismo politico in rete (attraverso la sezione venezuelana di Anonymous).
A Rodrigo interessa la nostra realtà nazionale tanto da utilizzare come tematiche l’adesso, il quotidiano, il tic tac organico insito nel nostro territorio presente e confuso, che molti di noi si ostinano a chiamare Paese.

Con un riassunto sensato, di arte e politica, diamo uno sguardo alla fruttuosa carriera di un venezuelano che osserva, con distanza e affetto, temi che non possiamo non sentire vicini: il compromesso con la realtà nell’arte, le libertà umane e sociali, la relazione fra le capacità e la divulgazione… la creatività ,così come le virtù -e i complessi -del giovane venezuelano.

 

 

Rodrigo FigueredoRodrigo Figueredo
L’arte e la propaganda politica…

– L’arte e la propaganda politica, sono sempre andati a braccetto più che l’arte e la politica… o semplicemente, l’arte ha un debole per un certo progetto di Polis?
Per quel che mi riguarda, essendo politologo uscito dall’università pubblica di Losanna, e artista, la politica e l’arte sono legati e si influenzano. La distinzione tra arte -che rappresenta e coinvolge temi politici e sociali- e la propaganda -travestita da arte- è una zona grigia, e la sua comprensione dipenderà dal contesto e dall’intervento dell’artista, o del promotore della propaganda proselitista. Quel che importa è la sincerità. Quando si mischiano queste cose, è inevitabile che alcuni percepiscano la tua creazione in maniera positiva o meno, secondo la loro propria inclinazione. Mi piace questa frase: “il politico mente per nascondere la verità, l’artista mente per dire la verità”. Personalmente io cerco di dire la verità, la mia verità, e far passare i miei messaggi.

– Quali credi che siano le tue influenze creative dirette e da chi hai voluto distaccarti, in termini artistici?
Le mie influenze sono state molteplici… da Kandinsky, Picasso o i comici americani… i manga, i graffiti, la street art e la pop art… fino alle immagini della vecchia propaganda sovietica o del nord corea. Ho tentato di distaccarmi dal fatto di somigliare troppo a qualche altro artista. Anche se questo è molto difficile, giacché tutto è già stato fatto. Ma, questo si, cerco di miscelare e ispirarmi a tutte queste tendenze, che non hanno molto in comune, per creare qualcosa di nuovo e originale.

 

 

BATALLA -

BATALLA –
Una logica reticolare e attivista come Anonymous

 

– Cosa ti lega ad una sistema attivista in rete qual’è Anonymous?
Quel che più ha attirato la mia attenzione di Anonymous è che vogliono realizzare, attraverso una collaborazione orizzontale e meritocratica, un obiettivo sovraordinato che si può raggiungere solamente sommando talento e attività in vari campi. Mi piace molto anche il fatto che si rinuncia a seguire un leader, e che sia una forma di SelfEmpowerment, che trova un aiuto reale per una causa. Vedo che lì, l’ego passa in secondo piano, dal momento che si rinuncia a mettere avanti la propria identità –ciò che vale è solo il lavoro svolto. Non è un segreto, che io abbia lavorato con molte cellule e che il simbolo della maschera di Guy Fawkes, conservi potenza e attinenza nel mondo odierno.
Come qualunque movimento eterogeneo, ci sono cose positive e negative. Basta concentrarsi sul positivo e dare il meglio di se stessi, per andare verso una direzione collettivamente determinata. Lì dentro, collaborano ingegneri, operatori sociali, artisti… c’è bisogno di tutti per avanzare.

– Con quali tecniche ti senti più a tuo agio? Quali sarebbero le superfici, le textures e i volumi per sperimentare?
Io non ho mai studiato in alcuna accademia d’arte. Dipingo da quand’ero molto giovane. Per un lungo periodo, la mia necessità di esprimermi è passata per la produzione musicale. Ho conosciuto una lunga carriera come musicista, ciò che mi ha dato molta esperienza per potermi arruolare come artista, velocemente, dal punto di vista della comunicazione e organizzazione, è stato un qualcosa che si è costruito dinamicamente. Cose che ho poi applicato all’arte, ed ho iniziato a lavorare su me stesso. Lavoro con acrilico soprattutto, non ho pazienza per l’olio, e combino altre tecniche, collage, tempera, spray, se la realizzazione di una specifica opera lo richiede. Posso lavorare a mano libera, preparo stencil come gli artisti di strada e poi li monto in digitale. Non mi pongo limiti, imparo mentre percorro questo sentiero.

– Qual è il formato che preferisci? Qual è quello che meglio esprime le tue intenzioni come creatore?
Per me, non c’è nulla di più nobile di una tela. E’ primordiale che ci sia interazione tra corpo e tela. Allo stesso modo, ho lavorato su carta o altri supporti meno tradizionali, ma il mio, è una tela su cavalletto, maneggiandola fino a raggiungere il risultato che mi soddisfa.

– Come si svolge un tuo tipico giorno creativo?
Prima penso. L’idea si può costruire in diversi giorni, o rivelarsi in un momento d’illuminazione. Poi non mi sento tranquillo finché non la plasmo. Lavoro dalle 4 alle 6 ore al giorno. Quando dipingo, mi perdo tra momenti di ansia e momenti zen. Quando dipingo sono molto rilassato -come se stessi facendo yoga- ma allo stesso tempo sono super stressato, aspettando ansioso che la pittura secchi e così applicare gli strati successivi. Mi sento libero soltanto quando giorni o settimane dopo do il tocco finale all’opera… così, come un bambino che ha appena finito i compiti e finalmente può andare a giocare con la tranquillità di sapere di aver finito il suo lavoro! I momenti che più mi piacciono sono quando ho l’idea, e quando termino l’opera. La mia gioia è breve e orgasmica, nel momento dell’ispirazione e al momento del tocco finale. Il resto è lavoro.

– Il tema dell’alienazione sta a cuore a molti venezuelani, ora in piano di immigrazione. Senza dubbio, sei un venezuelano cosmopolita. Nel tuo caso, com’è il tua rapporto ed il tuo approccio alla situazione nazionale… prima di tutto in senso artistico e poi in senso politico?
Artisticamente, è sempre un onore essere visto come il rapper venezuelano in Europa, e adesso come l’artista venezuelano internazionale. Mettere in primo luogo la patria, mi riempie di orgoglio. Per effettuare la transizione verso la politica, il produrre opere come “Batalla” o “Guernica Venezuela” per me è stato come un dovere storico. Sentii come una responsabilità riempire questo spazio nel 2007 con la canzone “El momento”, la quale mi costò minacce di morte dal movimento chavista.
Nel 2014, furono i miei pezzi libertari a molestare il regime al punto di pormi nel loro mirino. Io ho una sensibilità che mi obbliga a plasmare, come una sorta di esorcismo per far uscire ciò che ho dentro e penso che debba esser detta la realtà. Come politologo e attraverso la mia esperienza, è ovvio che oggi esiste uno squilibrio molto forte tra le immagini che ci impongono e la realtà. Il mio contributo è dunque doppio: le mie analisi le esprimo in forma di pittura, in ciò che concerne il caso venezuelano. Ho anche usato altri formati, come i memes e l’effetto virale dell’accesso alla Rete per far arrivare il messaggio… e funziona!

 

 

"Drone baby" 100x75cm Acrylic & spray paint.

“Drone baby” 100x75cm Acrylic & spray paint.
– Che tipo di artisti venezuelani dobbiamo dimenticare?
Quelli che hanno preso parte a questo processo -che io giudico nella sua fase finale essere “neofascismo”- giunto agli sgoccioli del vecchio sistema di cultura paternalista; e questi mi danno nausea. Non voglio nominarli, ma tutti sanno chi sono, che ammettano pubblicamente la loro “razza”. Ci sono anche quelli che stanno ancora attaccati al seno del regime, e che non si sono mai presi la responsabilità e il rischio di produrre, artisticamente, la realtà. A mio avviso, un artista integro non può mentire per nascondere la verità, può darsi che dipinga o canti molto bene ma mente a se stesso, e tradisce la sua creazione, rendendosi ipocrita; e per me questo lo svaluta. Il tempo li giudicherà.

– Quali artisti venezuelani dobbiamo osservare oggi e nel futuro?
Esiste una quantità di talento e produzione che potrebbero essere apprezzati per il loro giusto valore. Un buon esempio della mia generazione, è stato avere l’onore di suonare con il rapper Mc Ardilla –sfortunatamente fallito. Aveva un talento a livello internazionale. Se avessimo supportato un po’ di più il ragazzo, se gli si fosse stata fornita qualche infrastruttura, che gli permettesse di immettersi nel mercato nordamericano, per esempio, avrebbe dato un valore aggiunto incredibile al rap venezuelano. Per gli altri artisti plastici, traggano esempio da questa storia, anche per giustificare una certa attenzione nelle loro carriere.

– Esiste una certa filosofia o stile di vita che supporta la tua prospettiva artistica… c’è possibilità che inauguri una corrente o scuola di pensiero?
Questo è un tremendo onore che mi fai, facendomi questa domanda; la verità è che ho ancora molta strada avanti, per poter intravedere la possibilità di essere un riferimento per qualcuno. Umilmente, basterebbe e avanzerebbe essere d’ispirazione per qualunque persona, però per questo, prima devo arrivare e raggiungere quel che voglio. Prima devo inaugurare me stesso, per poter valere per gli altri.

– Qual è la difficoltà maggiore per un venezuelano nel mondo esterno?
La percezione e gli stereotipi che molti hanno per ignoranza a proposito di qualcuno e del suo paese. Per esempio, vedere qualcuno come “imperialista”, perché determinate persone hanno una visione romantica della rivoluzione comandata da Hugo Chavez. Persone senza lucidità nei confronti della realtà, e che non capiscono che qualcuno possa non essere allineato con ciò in cui loro credono che fu; e questo è stato chiamato “prassi”. L’altra possibilità è che venga visto come un parassita, un approfittatore… o che lo vedano come qualche potenziale narcotrafficante, per ciò che succede ultimamente… altra cosa, anche il razzismo, ha una certa influenza di questi tempi.

– Qual è il vantaggio principale per un venezuelano nel mondo esterno?
Che le donne lo percepiscano come un tipo esotico, che abbiamo buon humor, che siamo aperti e comunicativi… che siamo creativi, che abbiamo questa vitalità creola, che potrebbe anche servire per sviluppare spazi produttivi in modo positivo… e soprattutto, aggiungere valore alla ricchezza di altre società. Siamo gente solare e nel Nord, soprattutto in Europa, questo è apprezzato e distinto, da un punto di vista positivo.

– Quali consigli creativi potresti dare alle nuove generazioni?
Che LAVORINO –e lavorino durissimo! Questo mondo è competitivo, e nessuno gli regalerà nulla… che non si aspettino il piatto già servito. Credano in loro stessi, e facciano di tutto a che il loro lavoro sia valorizzato.

– L’arte si integrerà con la rete, saremo sempre più digitali, o il “fisico” manterrà la sua posizione nel campo della realtà e dei gusti?
Per l’esperienza che ho acquisito in 18 anni come produttore musicale –dagli anni 90 quando producevo vinili, fino a qualche anno fa, quando si era reso evidente che vendere dischi fisici non poteva essere alla base per questo tipo di commercio- ho appreso che c’era bisogno di reinventare. Detto questo, le arti plastiche, continuano ad essere diverse. Non potrei mai controllare la mia produzione musicale in un mondo digitale, però posso farlo con le opere fisiche: so che è l’originale che io ho dipinto, che sarà venduto e comprato fino ad arrivare alla parete del proprietario. Da questo punto di vista, è il “fisico” che mi garantisce di durare e migliorare sempre professionalmente.

– Hai stimato che parte della tua formazione culturale tiene le redini della tua creazione… quella mediterranea, quella europea continentale, quella latino americana, la pop art?
Tutte. Mi sento, oltre che venezuelano ed europeo, cittadino del mondo. La mia arte ha ambizioni micro e macro. La mia arte vuole essere universale.

 

 

ISIS - 110x170cm Acrylic

ISIS – 110x170cm Acrylic

Francesca Milano

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